Home Contatti Dove Siamo Menù Foto Il Parco del Roccolo
 
 

Il Parco Locale di Interesse Sovracomunale del Roccolo si colloca geograficamente nell'alta Pianura Padana, a nord-ovest del capoluogo milanese; estendendosi per 1595 ettari (circa 16 Kmq ) a cavallo tra i comuni di Arluno, Busto Garolfo, Canegrate, Casorezzo, Nerviano e Parabiago.

All'attività agricola è destinata la maggior superficie del Parco (circa l'80%) si coltivano prevalentemente mais, grano, frumento, avena, orzo, soia; sono diffusi anche i prati per la produzione di foraggio mentre della rimanente superficie territoriale circa il 9% è occupata da aree boschive, la restante dalla rete irrigua, aree estrattive e viabilità.Tra le aree boschive di maggiore pregio sono da segnalare quelle in località 'Brughierezza' (tra i comuni di Casorezzo e Busto Garolfo), il 'Bosco del Roccolo' (comune di Canegrate) e i 'Boschi di Arluno' (comune di Arluno); molto diffusi sono i filari e le siepi a bordo dei canali e delle strade 'bianche'.

Una testimonianza della pratica agricola è rappresentata dalle numerose cascine sparse nel territorio, alcune di notevole interesse storico, tipologico e costruttivo.

Il parco del Roccolo è tesoro di natura, cultura e storia da scoprire..  

Di seguito trovate un elenco delle caratteristiche del Parco del Roccolo:

La superficie più consistente del Parco del Roccolo è occupata dai campi coltivati.

Si possono distinguere due zone ben distinte, separate dal canale Villoresi: una bagnata dalle acque di irrigazione, dove crescono rigogliose la soia e il mais; l’altra asciutta, dove si coltivano frumento, orzo, colza ed erba medica. Insieme al frumento si possono ancora ammirare il fiordaliso, la camomilla e il papavero.

Da ricordare sono anche i prati, importante fonte di foraggio per gli animali da allevamento. Nel Comune di Arluno ci sono alcuni prati, irrigati anche in inverno, simili alle marcite. L’acqua non fa congelare il terreno e l’erba può crescere anche nei mesi più freddi.

Sparse nell’ambiente agricolo ci sono numerose cascine e aziende agricole.

La cascina tradizionale è costituita da edifici disposti a quadrilatero all’interno dei quali c’è l’aia. La cascina è in continuo cambiamento; in tempi recenti sono stati costruiti, infatti, i silos e, negli allevamenti, le stalle prefabbricate.

La campagna costituisce un ambiente ideale per molte specie animali che amano gli spazi aperti. Volpi, lepri, fagiani e ricci sono i 'tesori' della campagna così come il tordo, l’allodola e l’arvicola. 

Nel Parco del Roccolo non ci sono corpi d’acqua naturali; esistono, invece, i canali e rogge per l’irrigazione dei campi e i laghi di cava. L’acqua, di ottima qualità, e la vegetazione intorno ad essa sono fonte alimentare nonchè luogo di riproduzione per molti tipi di uccelli tra cui l’airone, il germano reale, la gallinella d’acqua, il tarabusino, il prociglione, il migliarino; di rettili, come la biscia d’acqua; anfibi, come la rana verde e il rospo smeraldino, pesci e molte specie di insetti e invertebrati.

Nel Parco ci sono alcuni laghi di cava e alcune zone umide formate grazie all’attività estrattiva di ghiaia e sabbia, che costituiscono il sottosuolo della pianura. Quando lo scavo raggiunge la falda (la riserva d’acqua presente nel sottosuolo) si forma un lago artificiale.

Il canale Villoresi riveste tuttora enorme importanza per l’agricoltura di buona parte del milanese. Fu realizzato, infatti, con funzione irrigua su progetto dell’Ing. Eugenio Villoresi nel 1891.

Esso trae le sue acque dal fiume Ticino e termina nel fiume Adda, attraversando il Parco nei territori di Busto Garolfo e Parabiago.

Da questo canale nel territorio del Parco partono tre diramazioni che portano le acque verso i campi coltivati. Di particolare interesse è il canale secondario "di Corbetta" che si dirama dal Villoresi in località "quattro bocche" (Busto Garolfo), tra le più interessanti dal punto di vista paesaggistico.

Accanto ai canali ci sono strade e sentieri costruiti per la loro manutenzione. In alcuni tratti queste "strade azzurre" sono state attrezzate come piste ciclabili e possono essere percorse senza difficoltà. In altri tratti, invece, poiché sono senza protezione, è necessario prestare molta attenzione. 

Se potessimo volare sopra il Parco del Roccolo noteremmo di certo l’importante presenza di boschi e siepi boscate che contornano i campi coltivati quasi a formare una rete fatta da alberi.Questi boschi, che attualmente coprono circa il 9% del Parco, non sono sostanzialmente cambiati per estensione da trecento anni a questa parte.

Sono invece cambiate le specie che li costituiscono: a partire dal XIX secolo le piante originarie della pianura padana (querce e carpini) sono state quasi completamente sostituite da alberi provenienti dall’America (robinia, ciliegio tardivo e querce rosse) e dall’Asia (Ailanto).

Nel parco si sono salvati da questa trasformazione operata dall’uomo solo i boschi di Arluno e della Brughierezza (tra Casorezzo e Busto Garolfo), dove le querce (rovere e farnia) sono ancora numerose e dove si possono ammirare il mughetto, il sigillo di Salomone e la pervinca, piante erbacee tipiche dei boschi originari della pianura padana.

I boschi sono il luogo ideale per la nidificazione, la sosta e il rifugio di moltissimi animali selvatici. Le specie più significative sono il saettone, il toporagno, il ghiro, l’arvicola rossastra, il gufo, l’allocco, lo sparviere e i picchi.

Se il bosco è un po’ come il 'cuore' del parco in quanto ha mantenuto caratteristiche più naturali di altri ambienti, la siepe e i filari di alberi possono essere considerati come i 'vasi sanguigni'. Infatti oltre a rendere meno monotono il paesaggio agricolo e a proteggere le colture dal vento e dall’erosione essi hanno l’importante funzione di collegare tutte le zone del Parco, offrendo vitto (bacche, semi, frutti e nettare) e alloggio a molte specie di animali.

Le specie più significative sono il ramarro, il biacco, l’orbettino, la donnola, il moscardino, il gheppio, la civetta, il canapino, l’averla piccola, il torcicollo, il codibugnolo, le tortore.


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